martedì 9 maggio 2017

Il profumo di due rose

Le rose della zia

"Sali pure, arrivo tra un attimo" esclama mia zia a Romina.

Velocemente va a recidere due boccioli di rose. Le sue preziose rose. Così profumate.

Abilmente ne inserisce i gambi in una boccetta contenente un po' di acqua.

E le dona a noi.



Ho ancora ben presente il calore trasmesso dalle mani di mio zio alle mie mani quando, domenica scorsa, lo sono andato a trovare... per farmi dare un abbraccio...

E' stato padrino quando ho ricevuto il Sacramento della Cresima. Fu determinante quando, finito il primo anno universitario, fui incerto se proseguire gli studi oppure se iniziare a lavorare. Semplicemente mi pose di fronte a due persone, il Davide dopo un percorso di studi ed il Davide con qualche anno di esperienza lavorativa alle spalle. E la scelta mi risultò evidente. Decisi di laurearmi!

Sabato mi ricordai di lui e così ci accordammo di trovarci a casa sua. Arrivammo e mia zia propose velocemente a Romina di fare due passi. "Ok, così faccio la mia passeggiata... E' da un po' che non riesco più a farla" acconsentì prontamente Romina. Mio cugino scelse di non aggregarsi. Mi descrisse di un dispositivo di cui sinceramente non ero granché attratto... in quel momento... ma accettai la conversazione.

Poi mi trovai con mio zio a tu per tu. "Zio... la pancia... sto soffrendo... ho rabbia... perché a me... ho paura..."

Mi riporta alcune sue esperienze personali e di famiglia. Il suo amore così profondo per sua figlia. Il Calvario quando giunse l'ora di sua madre.

Gli piace la natura. Da giovane amava scoprire e imitare il verso di tutti gli uccelli. Gli descrivo la modalità con cui le aquile insegnano come volare agli aquilotti. Registra l'immagine. Fa sua la similitudine. Gli piace.

Prende le mie mani tra le sue. Le stringe. Avverto il suo calore.

"La vita va vissuta... comunque..."

"Ti auguro di trovare un chiodo, uno soltanto, al quale aggrapparti. Ti farà male. Ma resisterai"

"Grazie per avermi avvicinato, così ho potuto capirti"

Le nostre donne rientrano. Piccolo brindisi (devo guidare!). Non sono così allegro, ma almeno sento che è giusto brindare. Ancora non so per cosa.

Ringraziamo di tutto e ci avviamo a salutare mio papà. Lo troviamo circondato da Carlo e Silvia. Ho un po' di timore. Ero venuto per farmi dare una coccola dal papà. Temo lo sguardo dei miei fratelli.

Il primo è Carlo. Mi abbraccia. Decido che posso, che devo, che è giusto permettergli di abbracciarmi. Scelgo di rispondere al suo abbraccio. "Guarda che me lo prendo tutto questo abbraccio!" gli dico piano. Non piango, ma il cuore si scioglie. La "mia pancia" sussulta positiva!

Poi arriva Silvia. Mi abbasso un po' proprio per abbracciarla, visti i suoi problemi alla schiena... le devo un VERO abbraccio da quando venne a visitarmi in ospedale... ci guardiamo negli occhi... i suoi brillano... la "mia pancia" sussulta ancora positiva!

E infine abbraccio il papà... che mi fa una coccola... sto bene...

Ci sediamo attorno al tavolo che, anche se è stato cambiato, è simbolicamente lo stesso tavolo dove abbiamo mangiato insieme per anni...
Qualche timida domanda sorge, ora dal papà e da Carlo, più frequentemente da Silvia. Riesco a rispondere abbastanza serenamente. Quasi resto stupito di me stesso, della naturalità con cui rispondo. Solo alla domanda "Cosa ti spaventa?" mi rinchiudo sulla difensiva. Ma va bene.

Commentiamo la mia difficoltà di accettare la caduta di capelli per le chemio. Vogliono capire meglio cos'è e per quale motivo mi devono applicare un catetere venoso. Ridiamo insieme per qualche battuta.

Il tempo scorre bene, ma veloce: si è fatta ora di rientrare a casa (una cinquantina di chilometri mi divide dai luoghi di origine) e vogliamo andare a Messa. Saluto e abbraccio nuovamente tutti, incluso mio cognato arrivato da poco.

Alla sera, dopo essere rientrati a casa e aver sistemato le due rose nel vaso, ripenso al pomeriggio. Mi sento stranamento leggero. E soprattutto mi appare decisamente chiaro il percorso da fare. La scelta da compiere (a quale centro mi appoggio?) vien da sé. La "mia pancia" e la "mia testa" sono in pace tra loro. Condivido tutto con Romina. Mi appoggia.

Mi guardo allo specchio. La cicatrice della biopsia del linfonodo si sta addolcendo.

Andiamo a dormire. Domani si torna al lavoro. Una nuova, importante settimana inizia. Devo telefonare a Martina per dirle che mi fido di lei, che nella struttura dove lavora mi sento più sereno, che accetto di vedermi innestato il catetere venoso sotto pelle, che accetto le chemioterapie. Caspita che passi avanti!

Devo telefonare a Martina per dirle quello che mi sono detto allo specchio poco prima:
"Black, ti vedo.
So che ci sei.
Ma io sono più forte.
Voglio vederti morire.
Perché io voglio vivere!
Perché io sono giovane e ho tante cose da fare!"

Mi addormento.

La sveglia del lunedì suona. Vedo le rose sulla tavola ed esse mi rimandano al pomeriggio della domenica.


Mi reco al lavoro. Scopro che il lunedì è il giorno di riposo di Martina. Peccato, devo rimandare.

Riesco a completare tutto nelle 8 ore canoniche. Esco e raggiungo il santuario a me caro. Risalgo in pochi minuti le piccole vie che mi rimandano ai borghi del centro Italia. Raggiungo il piccolo piazzale antistante il santuario. Mi sistemo sul muro che delimita un'area adibita a vigna, appoggiando la schiena su una colonna.

Guardo le colline di fronte a me.

Le colline di fronte al santuario

Percepisco il movimento del vento. Chiudo gli occhi. E prego lo Spirito Santo. "Armami. Dammi uno scudo, un'armatura e un elmo. E un'arma con cui offendere. Voglio vincere Black."

Torno a casa. Aprendo la porta, sono invaso dal profumo delle due rose di mia zia. Ritorno con il pensiero a tutti i momenti nei quali ho dato un pezzettino del mio dolore, della mia sofferenza e della mia paura a qualcuno. Gioisco. Incredibile. Sono davvero pronto per la battaglia contro Black!

Aspetto il rientro di Romina. Ceniamo. Condivido con lei il vissuto della giornata. Mi dice che da venerdì è più serena perché vede cambiamenti positivi in me. E' vero. Mi sono preparato per la battaglia. Senza rendermene conto.

Romina, Maria Pia, Andrea, zio, Carlo, Silvia, papà (unicamente in ordine cronologico!!!) sono stati i miei coach, anche senza che se ne rendessero conto.

Confido a Romina che ho ancora paura, che non so bene quale sarà il mio futuro, il nostro futuro. Ma voglio provarci. Mi sorride. Il suo sorriso. Il suo sguardo di cui mi sono follemente innamorato più di dodici anni fa. Ci addormentiamo.

La sveglia suona anche questa mattina, alla solita ora. Ma sono sveglio da più di un'ora. Sono giorni che alle notti ho difficoltà a riposare, a dormire. Chiedo a Romina "Ma io starò bene, vero? Perché con Andrea dobbiamo raggiungere l'Ortigara con gli sci, vero?". "Certo. E arriviamo prima nel rifugio intermedio. Da lì partite, perché io e Mirna no di certo!". "Sì lo so!"

E una scarica di energia positiva mi scuote. Certo che voglio arrivare sull'Ortigara! Due anni fa d'estate io e Romina vi eravamo arrivati a piedi; non suonai la campana ivi posta, perché mi ripromisi di suonarla con la neve, arrivando con gli sci. Ma devo vincere Black.

Parto per recarmi al lavoro. A metà mattina telefono a Martina. La trovo.
"Chiamavo per confermare le terapie lì da voi."
"Ottimo!" mi risponde sinceramente contenta.
"Se possibile, vorrei fare le terapie di mercoledì" chiedo.

Mercoledì???

Proprio di mercoledì, certo! Black va sconfitto sul suo stesso terreno di battaglia. Ha voluto funestarmi il Mercoledì? Ha voluto rovinarmi il giorno che preferisco (esclusi sabato e domenica, ovvio!)? Ha voluto mettere ombre nel giorno in cui sono nato (sì, sono proprio nato di mercoledì, verso mezzogiorno e mezzo!)?
Ok, bene. Lo vincerò proprio in quel giorno!

Mercoledì!!!

"Sì, lo possiamo fare. Solo dobbiamo sentire se riusciamo ad applicarti il PICC-PORT oggi in modo da iniziare domani; altrimenti sarà per la settimana prossima. Ti richiamo"
"Ok, grazie" concludo io.

Terminata la conversazione, aggiorno Romina. Sono decisamente più sereno e tranquillo.

Guardo su internet se l'applicazione del catetere venoso fa male. Non riesco a scoprirlo, ma vedo immagini poco piacevoli relative all'intervento che dovranno farmi.

La giornata trascorre. Purtroppo Martina mi fa sapere che domani non si può fare. Rinvia alla settimana prossima. Ok. La battaglia è solo rinviata.

A casa, mi aspetta il profumo delle rose.

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