lunedì 8 maggio 2017
"Ciao. A che ora rientri dal lavoro oggi?"
Sono le 17:18 di giovedì 04.05, giorno seguente al "terzo mercoledì".
"Ciao. A che ora rientri dal lavoro oggi?"
Ho inviato questo SMS ad Andrea.
Ho fatto bene? Ho fatto male? Eh sì, non lo dovevo inviare... Ma no, ho fatto bene... Sì, ma è impegnato... Beh, inviato ormai è inviato...
Oggi al lavoro è proprio dura. Evito lo sguardo dei colleghi. Sono più scontroso del solito. I soliti servizi da implementare (sono analista programmatore!), nulla di particolarmente impegnativo. Per fortuna.
Ma proprio non va. La "mia pancia" ha preso il sopravvento su tutto. Non so come faccio a trattenere le lacrime. Che poi, anche quando vado in bagno, non scendono.
Mi imbatto per caso in un link che rimanda al blog di Claudia, una donna alla quale è stato recentemente diagnosticato un tumore al seno e che, superato il momento iniziale, vuole continuare a vivere sorridendo. Leggo qualcuno dei suoi post. Mi emoziono perché intuisco il senso profondo e intimo di alcune parole che rimandano ad emozioni che, purtroppo, ci accomunano. Le invidio alcune amiche, perché con loro si è sentita libera di condividere il peso:
"Ci abbracciamo e piangiamo e finalmente tutto quel dolore si fa in mille pezzetti e ognuna di loro se ne prende un po'."
(dal blog di Claudia, "La mia seconda vita", 12 aprile 2017)
E qua mi sento solo. O meglio. Sento che solo con Romina sono riuscito a piangere. Sento che solo a Romina ho permesso di prendersi un pezzetto del mio immenso dolore, della mia enorme rabbia, della mia grandissima sofferenza.
Penso a chi altro potrei "donare" (alla faccia del dono!) un pezzettino del marasma che sto provando... ma nella testa non compare nessuno... qualcuno perché lo voglio proteggere... qualcun altro perché mi rendo conto non riuscirebbe a stare lì... tanti perché immagino cosa mi direbbero (e io non voglio parole di incoraggiamento... voglio solo un abbraccio sincero... zero parole... solo una spalla su cui appoggiare la mia testa... magari piangere....)...
Finché mi ricordo di Andrea.
Lo conosco da una decina di anni. Pratichiamo lo sci di fondo insieme d'inverno. Ci divertiamo. Mi mostra sempre il lato positivo ed istintivo della vita (anche se lui non sarà daccordo con questa descrizione!). Ama la natura e gli animali. Si fida di ciascun essere umano. Mirna, sua mogle, è amica di Romina. Gli incroci della vita...
E così gli invio il messaggio.
Trascorrono soltanto 7 minuti. Mi arriva una risposta.
"Alle 19 ma se hai bisogno posso anticipare tranquillamente. Dimmi tu cosa preferisci. Ciao"
Alle 19? Hmmmm... un po' tardino... poi arriva Mirna... poco tempo... preferirei alle 18... ma se mi scrive così, si vede che è un po' impicciato al lavoro....
"Mezz'ora prima?" scrivo io.
"Ok. Dove?"
Azz.... mi piacerebbe da lui... ma se poi arriva sua moglie... è un po' complicato... mi imbarazzo... d'altra parte stare fuori... anche no... è freddo... al bar... manco che manco...
"Pensavo anche da te" rispondo io.
E' fatta. Mi sono sbilanciato (finalmente, urla la "mia pancia"!).
Esco dal lavoro prima delle 18. Traffico regolare. Arrivo a casa sua un po' prima. Aspetto. Comunico a Romina che mi fermo da lui... magari così Mirna ritarderà un po' nel rientrare...
Andrea arriva. Ci salutiamo. Mi accoglie in casa. Ci sediamo. Non ricordo bene il dialogo. Ricordo solo l'incredibile.
Lui si alza, si avvicina a me. Ci stringiamo. Forte. Qualche lacrima scende dai miei occhi. Continuo ad abbracciarlo e a farmi abbracciare. Gusto veramente l'intimità del gesto.
Proseguiamo. Mi invita ad accettare la malattia per quello che è, una delle componenti della natura umana. Mi sta un po' stretto. Ma lo ascolto.
Arriva sua moglie. Accipicchia, e adesso? Mirna rimane un po' in disparte, per non invadere. Ma partecipa. Sento che ha percepito il mio bisogno di poche parole. E verso la fine, in modo profondamente convinto, mi dice "E prega lo Spirito. Lui non ti abbandona". Mi piacerebbe dirle che è proprio quello che sto facendo da giorni, ma non ci riesco. Le emozioni sono tante.
Mi invitano a fermarmi per mangiare con loro. Preferisco tornare a casa da Romina. Ieri sera non è stata una grande serata. Voglio stare un po' con lei. Ho bisogno di lei.
Mi invio verso la macchina. Andrea mi abbraccia nuovamente. Ci salutiamo.
Non sto meglio. La sofferenza, la rabbia, la paura... sono sempre lì con me che mi fanno compagnia... insieme a Black... ma sento che qualcosa si muove... Un po' come ieri sera. Attendevo il rientro di Romina da suo papà. Ma la "mia pancia" non ne voleva proprio sapere. Così chiamai Maria Pia al telefono. La conversazione non durò tanto, poiché la batteria del suo cellulare la lasciò a piedi; ma il tempo sufficiente affinché la "mia pancia" potesse prendere il sopravvento. Quella telefonata fu una sorta di "stura-lavandino"! Anche se lì per lì sentivo solo rabbia e sofferenza; e poi, mentre con Romina eravamo a letto, avvertii anche la paura.
Rientro a casa. Trovo Romina che sta preparando la cena. E' contenta per la mia iniziativa. Condivido il mio vissuto giornaliero: le racconto del lavoro, dell'incontro con Andrea. Le chiedo di riferire a Mirna che sto pregando lo Spirito da giorni.
Il giorno dopo decido di scrivere questo blog.
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