martedì 27 giugno 2017

Pizza e pini

Pizza.

"Ciao Davide.
Come stai?? Che ne dici se veniamo giovedì sera? Preferisci che ti veniamo a prendere e ci mangiamo 'na pizzetta fuori, ne portiamo qualcuna noi a casa tua... oppure dicci tu! :-)"

Ricevo questo messaggio ancora martedì scorso, quando gli effetti collaterali dell'ultima chemio stanno diventando un ricordo. Il mittente è Diego, che scrive anche a nome di qualche altro collega di lavoro. Rispondo che io e Romina li aspettiamo a casa nostra, poi vediamo cosa sarà meglio. Sì, perché il desiderio di uscire è grande, ma il caldo sta diventando opprimente e poi non so come starò giovedì!

Al mattino di giovedì penso alla sera, a quando rivedrò qualche collega dopo più di un mese. Un fremito di vita scorre in me: gioisco al pensiero e ringrazio il Signore per il dono dell'amicizia creatasi in un ambiente, quello lavorativo, generalmente non sempre ideale per i rapporti umani.

Giunge il momento in cui il campanello suona: sono loro, Diego, Paola, Matteo e il Live! Entrano, li accogliamo. Optiamo per uscire. Mangiamo una pizza. Quattro passi. Rientriamo. Ci salutiamo.

Trovarmi con loro è stato veramente emozionante. Nel tempo che siamo stati insieme, mi sono trovato a vedere oltre la facciata dei "colleghi"; in loro ho scorto degli "amici", persone care che desideravano venirmi a trovare, che volevano darmi una "pacca sulla spalla" per invitarmi a non mollare e per incitarmi a resistere.

Pini.

Le previsioni meteo non promettono nulla di buono, con temperature massime di 38-39 gradi per venerdì, sabato e domenica. Con Romina valutiamo l'opportunità di trascorrere il bollente weekend ad Asiago. Troviamo posto nel B&B al quale ci appoggiamo di inverno quando andiamo a sciare.

Saliamo e lasciamo dietro di noi il caldo e l'afa. Arriviamo a Campolongo. Riusciamo a camminare un po'. Il percorso è lo stesso di quando in inverno si scia in questo comprensorio. Addirittura, scherzando, mimo il gesto atletico della sciata. Abituato al bianco della neve, stento a riconoscere l'ambiente. Gioisco comunque al pensiero di essere al fresco, di sentirmi bene. Torniamo al rifugio dove mangiamo l'eccezionale tosella servita con funghi e polenta.

Alla sera, passeggiando per le vie di Asiago, mi fermo e guardando Romina, le dico: "Incredibile, mi sento proprio in ferie, in ferie anche da Black!". Qualche lacrima mi bagna gli occhi. In ferie da Black... chi l'avrebbe mai detto?

La domenica ci svegliamo mentre sta piovendo, o meglio, sta diluviando. Liberiamo la camera, facciamo colazione. Partecipiamo alla messa. Trascorriamo il pomeriggio riempiendoci il più possibile di tutto il fresco che
c'è, anche se per fortuna a casa nostra le temperature si sono abbassate.

Pizza e pini

Domani si ricomincia l'ottovolante della chemio: senso di nauseo e vomito, inappetenza, stanchezza, pessimo gusto in bocca che persiste nel tempo, stitichezza, timore di non farcela, di non resistere... Intanto, mi tengo stretto la doppia "P" della scorsa settimana: Pizza e Pini!

mercoledì 21 giugno 2017

Solstizio d'estate

21 giugno.

Solitamente associato al solstizio d'estate e quindi al primo giorno dell'estate.

21 giugno 2017.

Solstizio d'estate 2017 e quindi primo giorno dell'estate 2017.

Ma, per la prima volta, mi ricordo che è anche la Giornata nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma.

E' strano rendersi conto di "aver attraversato la barricata", di "essere dall'altra parte"... ma sono un malato di linfoma (che vuole guarire, però!)...

Se penso alle percentuali di successo sul cancro in base ai vari tipi di tumore, devo essere estremamente contento. Probabilmente il linfoma è un tumore di per sè più curabile (??? non lo so!!!), ma di sicuro se la percentuale si è elevata nel corso degli ultimi due decenni è certamente dovuto all'attività continua e silente della ricerca.

Non voglio promozionare A.I.L. (Associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma ONLUS), né chiedere donazioni a suo favore. Voglio soltanto ringraziare tale associazione per l'attività che, da quando è nata, ha incessantemente svolto, sia dal punto di vista della ricerca medico-scientifica, che da quello del sostegno ai malati e ai loro familiari.

lunedì 12 giugno 2017

Ossa

Black... vaffanculo!

No, non posso avere altra espressione di fronte a te. Mi hai rovinato uno dei giorni buoni, uno dei giorni più preziosi, uno di quei giorni in cui il mio corpo può finalmente vivere "normalmente" e la mia mente può cerca di pensare serenamente al futuro. Vaffanculo.

Visto che all'ultima chemioterapia mi hanno trovato una neutropenia (presenza di neutrofili, un tipo di globuli bianchi, in quantità insufficiente), Martina mi ha prescritto di iniettarmi sia giovedì che sabato del filgrastim (un principio attivo che stimola il midollo osseo a produrre globuli bianchi in maggior quantità e in minor tempo), indicandomi di assumere del paracetamolo nel caso avessi avuto dolori o febbricola.

Giovedì mi inoculo la sostanza, le ore passano e, tranne una maggior stanchezza e qualche leggero dolore muscolare, tutto fila via liscio. Sabato ripeto l'iniezione e rimango contento: non avverto i sintomi di giovedì, ottimo!

Alla sera ci troviamo con un gruppo di coppie per fare un po' di festa; ad un certo punto inizio ad avvertire male alla fascia lombare... penso si tratti della sedia... soprassiedo; tornato a casa, mi rendo conto che la frequenza con cui il dolore si presenta in modo più acuto sta aumentando. Ok, mi dico, Martina mi aveva avvertito; prendo paracetamolo, vado a letto e sarà finita qua. Col cavolo!

Alle quattro di mattina mi sveglio con un dolore lancinante su tutta la fascia lombare; provo a cercare una posizione che migliori la situazione, invano. Manifesto la sofferenza a Romina. Le viene in mente la fascia con noccioli di ciliegie; la riscalda; avverto beneficio. Dalle quattro alle sette è tutto un continuo "scalda fascia-appoggia fascia" per Romina e "gira fianco dx-gira fianco sx-pancia in su-pancia in giù" con tutte la varianti possibili di posizione delle gambe per me. Riesco a spisolarmi, alle 8 mi alzo, raggiungo la cucina e tutto un tratto mi sembra di essere trafitto da una freccia nella fascia lombare e da un'altra freccia nel petto; respiro bloccato. Non m muovo. Piango dal dolore. Passa. Respiro. Riprendo a camminare. Poco dopo stessa sensazione. Provo a far colazione, poggiandomi sul piano della cucina come facevo qualche anno fa prima dell'intervento di ernia del disco. Quali brutti e tristi ricordi riaffiorano in me... Assumo altra dose di paracetamolo. Rileggo il bugiardino del farmaco. Il sintomo è compatibile con gli effetti comuni collaterali. Con Romina decido che al pronto soccorso ci andrò stasera, voglio provare a resistere.

Provo a distendermi sul divano. Invano. Mi vengono in mente tutte le posizioni antalgiche che mi hanno insegnato. Le provo tutte. Mi accovaccio su me stesso, finalmente riesco a respirare. Il dolore si attutisce. La mattina prosegue tra una posizione e un'altra, alla ricerca di contenere il dolore. Prima di pranzo, vado in bagno. Mi specchio. Impreco contro Black. Cosa vuoi ancora? Perché anche questa sofferenza? Invoco lo Spirito Santo di darmi la resistenza. Piango. Il piatto di "bigoli al torcio" col ragù sarebbe buonissimo, peccato che le fitte non mi lascino stare seduto. Black mi vuole disteso. Torno sul divano. Romina mi porge il buonissimo estratto di succo di lamponi e mela. Lo bevo con fatica.

Continuando a cercare la miglior posizione per resistere, giungono le 17. Mi ricordo del medico del pronto soccorso che mi dette serenità il primo "storico" mercoledì e poi che mi visitò quando ebbi i dolori al petto. Mi aveva lasciato il suo numero di cellulare. Lo chiamo, sperando sia di turno o che comunque io possa parlargli. Ho bisogno di sapere se è normale oppure no. Il suo cellulare squilla. Ok, forse è di turno. Mi risponde. Non ci credo, sono già più sereno. Lo aiuto a ricordarsi del mio caso, basta poco. Mi conferma che è di turno, è un momento di tranquillità e non lo sto affatto disturbando. Gli espongo della neutropenia e dell'inoculazione di filgrastim. Fa due conti e mi dice che la sintomatologia descritta potrebbe coincidere con il picco atteso proprio per le 72 ore successive. Mi invita a stare sereno fino a lunedì sera, quando semmai sarebbe il caso di presentarmi in pronto soccorso, dove sarebbe di turno. Termino la telefonata. Piango perché qualcuno mi ha dato la serenità necessaria per continuare a resistere. Condivido con Romina. Altra dose di paracetamolo. Mi spisolo via.

Al risveglio, rialzandomi, di nuovo la fitta lombare, meno intensa. Provo a camminare per raggiungere il divano. Resto rannicchiato su me stesso. Dopo un po' mi distendo e noto che il dolore è diminuito. Mi alzo, cammino un po'. Non oso crederci. Il dolore è diminuito. Riesco a sedermi sulla poltronciona, non ci posso credere. Ormai è ora di cena, meglio approfittare di questo momento di stasi. Mangiamo. Siamo stupiti: riesco a cenare stando seduto. Il tempo scorre e finalmente il dolore se ne sta andando. Che gioia! Andiamo a letto, finalmente fiduciosi. Dormo tutta la notte tutta d'un fiato. Wow! Stamattina mi sveglio, senza dolore. Non ci credo! Non ci crediamo!

Vado allo specchio, fisso Black: mi hai veramente prostrato ieri, ma non mollo. Vaffanculo Black, muori!

sabato 10 giugno 2017

Brioches

Ieri sera ho guardato un film alla TV. Ad un tratto un personaggio, per incitare un suo collega di lavoro a lasciarsi andare e a non vivere di rimorsi, afferma: "La vita è breve, hai diritto a momenti di felicità".

"La vita è breve" Non sappiamo quanto abbiamo da vivere. La durata della vita è un po' come un metro: 1 centimentro = 1 anno di vita; mediamente, per gli uomini, la vita dura 80 centrimetri. Io sono arrivato a metà, ho già colorato 39 centrimetri. Probabilmente, per effetto di Black, la mia vita durerà anche meno, chi lo sa. Non so quanti centrimetri Dio mi permetterà di vivere. Ma capisco che in questa scala graduata, per quanto possano essere presenti sofferenza e tristezza, devono essere presenti anche felicità e gioia. "Hai diritto a momenti di felicità"

Ripenso a giovedì quando con Romina, di buon mattino, ci siamo recati in pasticceria per fare colazione con le buone brioches farcite di crema. E poi a casa, ad attendere l'arrivo di papà e zia (e della pasta fresca!). Momenti di felicità.

Rivolgo lo sguardo a Romina, anch'essa seduta sul divano, sul mio fianco, a guardare la TV. Ripenso al tratto di vita che ho condiviso e che sto condividendo con lei. Mentalmente, scorro velocemente il nastro su cui sono impressi questi ultimi dodici anni. Vedo tanta felicità. "Grazie Romina, mi hai sempre reso felice!" le sussurro mentre, stringendo le sue mani, appoggio la mia testa sulla sua spalla. Lei sorride.

Ripenso a questi ultimi due mesi in cui Black, comparendo, ha letteralmente messo a soqqadro la vita mia e quella di Romina (e probabilmente quella di qualcun altro). Anche rileggendo tutti i post, non sono stati due mesi unicamente bui, nonostante il turbinio di eventi successi e il bailamme di emozioni provate. Dovendo essere sincero, sono stato anche felice.

Ci corichiamo a letto. Mi resta solo il pensiero dei centrimentri che mi possono restare da vivere; pochi, tanti... Romina intuisce, mi abbraccia. Pochi o tanti, non importa; l'importante è andare a cercare ciò che può renderti felice, come una brioches in pasticceria per colazione! Mi addormento sereno.

venerdì 2 giugno 2017

L'attesa

Perfido di un Black: mercoledì ero pronto per la seconda somministrazione di chemio... faccio il prelievo... attendo gli esiti... e purtroppo i miei globuli bianchi risultano troppo bassi... somministrazione rinviata di un giorno!

Ieri ritorno in ospedale, nuovo prelievo, nuova attesa e nuovamente globuli bianchi troppo bassi. Per fortuna Martina ritiene comunque di dover procedere con la somministrazione; peccato siano presenti pure i malati di venerdì, per cui l'attesa si prolunga... Black sei proprio perfido perché mi colpisci anche così!


Negli infiniti tempi di attesa di ieri, trovo spazio per un salto nella cappella dell'ospedale. Come sempre, ultimamente, invoco lo Spirito Santo affinché mi doni l'armatura con cui difendermi da e con cui offendere Black. Sopra il banco di fronte a me, trovo le letture odierne seguite da un commento. Mi soffermo sulla prima lettura (At 22,30;23,6-11) alle parole "La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: "Coraggio!"". Sento che l'incoraggiamento del Signore a Paolo affinché vada a testimoniare a Roma, è anchie per me, per la mia battaglia. Infine, mi sovvengono alcune persone a me care, e allora prego per loro, per le loro necessità.


L'attesa per la visita pre-terapia si consuma in una saletta condivisa con chi aspetta per la rimozione dei gessi o relativi controlli. Noto un ragazzo giovane, con la mano sinistra ingessata. Mi ricorda quando da ragazzo fui ingessato alla caviglia. Mi chiedo se è meglio Black o il gesso; la risposta è immediata: da un lato qualche rogna/sofferenza ma speranza di vita certa, dall'altro tante rogne, sofferenze e speranza di vita molto probabilmente certa, ma non certa!


Sono in attesa, tra gli altri, con due signore. Anche se non ci conosciamo, siamo chemio-amici (grazie Claudia per questa definizione in uno dei tuoi post!). Udiamo tutti e tre i vari commenti degli ingessati. E a nostra volta, sorridendo, ci guardiamo; commentiamo come la sorte ci costringe a dover far i conti con una nuova realtà, ci impone un cambio di priorità da assegnare alle cose. E alla fine, quasi quasi, siamo contenti di questa prova. Oddio, venire per le chemio o tornare per il follow-up non ci piace proprio... ne faremmo volentieri a meno! Ma...

Purtroppo il mio albero delle chemio non viene somministrato con il secondo turno, ma dovrò aspettare il terzo; il che significa nuova attesa! Desidero un gelato. Mi avvio verso il bar. Passo per un'altra sala di attesa dove sento un paio di persone lamentarsi per i ritardi accumulati dai medici. Mi verrebbe da fermarmi e dire loro che anch'io sto aspettando, da ieri! Vorrei chiedere loro di fare il cambio con me: la loro attesa al posto della mia, la loro situazione al posto della mia. Ci state? Ma soprassiedo, ciascuno ha la propria scala di priorità.


Torno dal bar, mi riaccomodo in reparto per attendere. Patrizia si avvicina e mi chiede se mi va di fare la terapia. Le sorrido, certo che ok! Inizio. Mi infilo le cuffie del mio iPod e mi sparo musica di vari generi. Proseguo nella lettura di un libro. Il tempo trascorre. La modalità di riproduzione casuale mi propone prima "Gabriel's Oboe" e poi "On earth as it is in the Heaven" di Morricone, celeberrima colonna sonora del film "Mission". Chiudo gli occhi. Ricordo il concerto di Morricone in Arena di qualche anno fa al quale assistetti con Romina. La musica mi fa esplodere l'anima. Mi ricordo l'esortazione "Coraggio!". All'oboe finora solista si unisce l'orchestra intera. Come in un potente climax pensato da Qualcuno, avverto la Sua mano sulla mia spalla. Piango.


Anche la somministrazione finisce. Mi avvio a casa dove mangerò e poi mi riposerò. Coraggio!

PS: Come ho raccontato in uno dei miei post, io ho tratto forza da un blog di una giovane affetta da tumore al seno. Se conosci qualcuno che si trova purtroppo in circostanze simili alla mia e se ritieni che questi miei scritti lo possano aiutare, condividi! E' pure disponibile una casella di posta elettronica ad hoc tisatovsblack@gmail.com