È ormai sera ed il buio sta scendendo, nonostante le giornate si stiano allungando.
Sta calando il sipario su un breve periodo di normalità che mi è stato concesso. Da venerdì scorso, infatti, il fisico è magicamente come tornato ai tempi migliori, permettendomi di vivere e gustare gesti apparentemente banali o comuni. Per tutti, ma non per chi sta facendo chemioterapia.
Una pizza in pizzeria, anche se scopro a mie spese che il mio stomaco non gradisce mozzarella e pomodoro insieme...
Una passeggiata breve ma romantica con la persona che più amo...
Alzarmi prima di Romina e attenderne il risveglio, preparandole la colazione...
Tagliare l'erba e prendermi cura del giardino...
Festeggiare il compleanno del papà...
Abbracciare mia sorella e sentirsi in sintonia...
Andare a trovare dopo cena una coppia di amici, giusto per raccontarsi il più ed il meno...
Guidare una ventina di chilometri per raggiungere un eremo nel cui boschetto adiacente il frate celebra sempre la messa, sfuggendo così alla calura della pianura...
Mangiare insieme ad una coppia di amici dei piccoli coni gelato, condividendo il percorso, le paure e le speranze, sentendosi accolti...
Tornare a lavorare, rivedendo così colleghi, alcuni festanti, altri stupiti della lunga assenza...
Fare il pieno della macchina...
Entrare nel supermercato e fare scorta per i prossimi giorni...
Domani ho la seconda infusione del primo ciclo di chemioterapia. Domani termina questo breve periodo di normalità. Domani tornerò a non stare bene. Ok, Black mi costringe a questa battaglia. Non scappo né mi sottraggo. Non sono solo, la battaglia la combatto in prima persona, ma ho le mie retrovie fatte di parenti e amici che, ciascuno a proprio modo, mi sostengono. Mi auguro solo di avere ancora un altro periodo di normalità prima di iniziare il prossimo ciclo.
Intanto vivo come tutti, normalmente!
martedì 30 maggio 2017
venerdì 26 maggio 2017
Qui e ora
Qui e ora è avvertire il mio intenso e profondo innamoramento per Romina, già al risveglio.
Qui e ora è la soddisfazione di poter arrivare al parcheggio dell'ospedale guidando da me.
Qui e ora è la semplicità nello scherzare con Patrizia e Raffaele al momento del prelievo del sangue in reparto.
Qui e ora è la possibilità di bere un succo di frutta al bar dell'ospedale, sentendomi "normale" tra i normali, in attesa dell'esito del prelievo.
Qui e ora è la gioia provata quando Martina commenta con soddisfazione l'esito del prelievo: l'emocromo (cioè la conta dei globuli rossi, bianchi e delle piastrine), il fegato ed i reni sono ok: evvai!
Qui e ora è l'uscire dall'ospedale a braccetto con Romina, facendo rientro a casa.
Qui e ora è gustare la fioritura del nostro giardino.
Qui e ora è sedermi su una sdraio e pormi la domanda "Volendo gustare il bello, cosa posso fare oggi?" e permettere alla fantasia di prendere il volo.
Qui e ora è pranzare con Romina, riuscire a lavare i piatti (attività svolta quotidianamente... fino a qualche giorno fa!) senza sentirmi stanco!
Qui e ora è non avvertire la necessità di distendermi per riposare.
Qui e ora è il fastidio che provo da qualche giorno al petto, irregolare, qualche volta a sinistra o a destra, più spesso al centro.
Qui e ora è il fastidio allo stomaco e all'intestino per la chemioterapia.
Qui e ora è il formicolio che da ieri è comparso sulle mie mani e braccia.
Qui e ora è il dubbio "Non è che se avessero prelevato un frammento di un altro linfonodo avrebbero trovato anche un'altra tipologia di linfoma?".
Qui e ora.
Intanto vivo, qui e ora... e sono sereno!
lunedì 22 maggio 2017
Non mi spezzo
Beh, finché non arriverà il giorno della seconda chemio... che nessuno osi dirmi "Dai, ne hai fatta una... te ne restano ancora 7!".
Matematicamente sì, me ne restano ancora 7... peccato che il bombardamento di mercoledì mi stia mettendo a soqquadro!!! Quindi dirò che ho fatto la prima chemio quando mi presenterò per la seconda!
Chissà perché mi ero convinto che, passati i primi due giorni post-chemio, le cose sarebbero migliorate. Invece. I giorni passano, ma la stanchezza rimane, il sonno (scarso) è sempre meno profondo e succede che appaiono sintomi mai avvertiti prima e che mi fanno drizzare le orecchie come succede ad un lupo affamato da giorni nella steppa siberiana quando ode un rumore riconducibile ad una possibile preda!
Ieri sera iniziai ad avvertire un peso sul petto. Non continuo. Irregolare. Qualche volta a destra, qualche altra a sinistra, qualche altra ancora in mezzo. E poi quelle palpitazioni mai provate prima...
Cuore? Infarto?
Davide, respira, stai calmo: hai fatto da poco l'ECG e l'ecocardiogramma; tutti e due erano a norma.
Sì, ma...
Cinque giorni fa ho iniziato le chemio... che mi abbiano già rovinato? Che sia allergico a qualcosa? Che la cura debba essere rivista per qualche motivo?
La notte passa (pur avendo visto tutte le ore!!!) e finalmente arriva il giorno. Faccio colazione. Per fortuna anche oggi c'è l'ho fatta e, anzi, il latte sa di latte buono! Wow!!!
Romina mi saluta. Sì sincera che sto bene e che può "lasciarmi a casa da solo". Sento il medico di base perché al lavoro non riesco proprio ad andare e necessito quindi di giorni di malattia. Tutta la settimana. Porca puttana! Io che pensavo 2-3 giorni. Ok. Mi guardo allo specchio e mi carico. Il tempo che serve. Non di più e non di meno. Ma Black la deve pagare. Deve pagare per tutti questi giorni che sto soffrendo o che comunque non mi permette di vivere normalmente.
Telefono a Raffaele. "Raffaele, ciao, sono Davide. Ascolta, da ieri sera ho palpitazioni" "Sì, ci sta. Prendi pure qualche goccia di xxx e domani magari se non ti passa vieni qui" "Ok, ma ho anche questa sensazione al petto" "No, allora vieni subito in pronto soccorso per un ECG. Meglio un giro a vuoto, dai"
Torno allo specchio. Con stupore noto uno sguardo particolarmente fiero. Non c'è rabbia o sofferenza, né disperazione. Ma fierezza. Sto battagliando contro Black. Non mi risparmia nulla. Non mi dà tregua. Eppure, resisto. Ho paura, sia chiaro. Ma ho la certezza della vittoria. Mi guardo e mi vedo figo, anzi, super-figo!
Arrivo al PS, spero di trovare poche persone. Parcheggio pieno, sala di attesa ancora più gremita: 20 minuti di fila per accedere al triage. Arriva il mio turno. Descrivo i sintomi. Mi fanno distendere su un lettino. Mi hanno assegnato codice giallo. Vengo visitato in pochi minuti. Trovo lo stesso medico che in quel lontano mercoledì, di sera, mi tranquillizzò il sufficiente per acconsentire al ricovero. Mi sento già sereno. ECG sembra a posto. Prelievo. Mi spostano in osservazione. Attendo. Esami ok, ma poiché i sintomi ci sono ancora, preferiscono ripeterli. Pranzo. Prelievo. Esiti ok. Mi dimettono. Torno a casa. Finalmente mi distendo sulla "poltronciona", la nostra poltrona IKEA. Attendo il rientro di Romina, col suo sorriso che di colpo cancellerà le paure e le fatiche della giornata.
È strano. Più si manifestano gli effetti della chemioterapia nel susseguirsi dei giorni, più mi sento invincibile, indistruttibile, futuro vincitore. Il mio nome... il programma della mia vita?
Mi piego ma non mi spezzo!
Matematicamente sì, me ne restano ancora 7... peccato che il bombardamento di mercoledì mi stia mettendo a soqquadro!!! Quindi dirò che ho fatto la prima chemio quando mi presenterò per la seconda!
Chissà perché mi ero convinto che, passati i primi due giorni post-chemio, le cose sarebbero migliorate. Invece. I giorni passano, ma la stanchezza rimane, il sonno (scarso) è sempre meno profondo e succede che appaiono sintomi mai avvertiti prima e che mi fanno drizzare le orecchie come succede ad un lupo affamato da giorni nella steppa siberiana quando ode un rumore riconducibile ad una possibile preda!
Ieri sera iniziai ad avvertire un peso sul petto. Non continuo. Irregolare. Qualche volta a destra, qualche altra a sinistra, qualche altra ancora in mezzo. E poi quelle palpitazioni mai provate prima...
Cuore? Infarto?
Davide, respira, stai calmo: hai fatto da poco l'ECG e l'ecocardiogramma; tutti e due erano a norma.
Sì, ma...
Cinque giorni fa ho iniziato le chemio... che mi abbiano già rovinato? Che sia allergico a qualcosa? Che la cura debba essere rivista per qualche motivo?
La notte passa (pur avendo visto tutte le ore!!!) e finalmente arriva il giorno. Faccio colazione. Per fortuna anche oggi c'è l'ho fatta e, anzi, il latte sa di latte buono! Wow!!!
Romina mi saluta. Sì sincera che sto bene e che può "lasciarmi a casa da solo". Sento il medico di base perché al lavoro non riesco proprio ad andare e necessito quindi di giorni di malattia. Tutta la settimana. Porca puttana! Io che pensavo 2-3 giorni. Ok. Mi guardo allo specchio e mi carico. Il tempo che serve. Non di più e non di meno. Ma Black la deve pagare. Deve pagare per tutti questi giorni che sto soffrendo o che comunque non mi permette di vivere normalmente.
Telefono a Raffaele. "Raffaele, ciao, sono Davide. Ascolta, da ieri sera ho palpitazioni" "Sì, ci sta. Prendi pure qualche goccia di xxx e domani magari se non ti passa vieni qui" "Ok, ma ho anche questa sensazione al petto" "No, allora vieni subito in pronto soccorso per un ECG. Meglio un giro a vuoto, dai"
Torno allo specchio. Con stupore noto uno sguardo particolarmente fiero. Non c'è rabbia o sofferenza, né disperazione. Ma fierezza. Sto battagliando contro Black. Non mi risparmia nulla. Non mi dà tregua. Eppure, resisto. Ho paura, sia chiaro. Ma ho la certezza della vittoria. Mi guardo e mi vedo figo, anzi, super-figo!
Arrivo al PS, spero di trovare poche persone. Parcheggio pieno, sala di attesa ancora più gremita: 20 minuti di fila per accedere al triage. Arriva il mio turno. Descrivo i sintomi. Mi fanno distendere su un lettino. Mi hanno assegnato codice giallo. Vengo visitato in pochi minuti. Trovo lo stesso medico che in quel lontano mercoledì, di sera, mi tranquillizzò il sufficiente per acconsentire al ricovero. Mi sento già sereno. ECG sembra a posto. Prelievo. Mi spostano in osservazione. Attendo. Esami ok, ma poiché i sintomi ci sono ancora, preferiscono ripeterli. Pranzo. Prelievo. Esiti ok. Mi dimettono. Torno a casa. Finalmente mi distendo sulla "poltronciona", la nostra poltrona IKEA. Attendo il rientro di Romina, col suo sorriso che di colpo cancellerà le paure e le fatiche della giornata.
È strano. Più si manifestano gli effetti della chemioterapia nel susseguirsi dei giorni, più mi sento invincibile, indistruttibile, futuro vincitore. Il mio nome... il programma della mia vita?
Mi piego ma non mi spezzo!
venerdì 19 maggio 2017
Le piccole cose
E' proprio vero: le piccole cose sono i chiodi ai quali ti devi appigliare per resistere! E guai a perderne anche uno!
Sono trascorsi appena 2 giorni dall'inizio delle chemio... che già gli effetti si sentono... eccome! La stanchezza è tanta... mi ritrovo svogliato... lo stomaco rimane aperto per accogliere qualche boccone e poi, tutto d'un tratto, mette il cartello "Chiuso per ferie"... in bocca compare la prima afta... i cibi non hanno più il sapore che mi ricordo... ho uno strano gusto in bocca e continuo ad avere sete...
Il bastardo di Black... ha le sue armi...
Potrei dilungarmi nel raccontare le rogne di ieri e di oggi, ma penso che così farei solo il suo perverso gioco. E allora provo a sforzarmi a recuperare i chiodi ai quali oggi mi sono appeso...
... il delicato "Buongiorno!" di Romina questa mattina...
... gli auguri di buon compleanno ad un nipote...
... la trasmissione radiofonica del "Ruggito del coniglio"...
... la telefonata a papà...
... la telefonata di Carlo
... l'inaspettata visita della zia...
... il rientro a casa di Romina e le sue dolci carezze e coccole...
... la cena preparata da Romina...
Sembrerà banale, ma quando si sta così, c'è differenza tra farsi da mangiare e trovare già pronto! Mi ero organizzato per prepararmi per pranzo una crepes salata. Mi bastano solitamente 5 minuti: farina, latte, sale, uovo, prosciutto e formaggio. Beh... a mezzogiorno ho estratto una terrina... ma proprio non riuscivo a riempirla con gli ingredienti... finché verso l'una mi sono fatto violenza e ho preparato la pastella! E poi... riuscirò a mangiarla tutta? Altro chiodo... boccone dopo boccone... lo stomaco è rimasto sempre aperto! Evvai!!!
Penso a tutti coloro che non hanno la grazia di essere assistiti da parenti e amici, anche banalmente per i pasti. Altro chiodo.
Ok, oggi va così!
Sono trascorsi appena 2 giorni dall'inizio delle chemio... che già gli effetti si sentono... eccome! La stanchezza è tanta... mi ritrovo svogliato... lo stomaco rimane aperto per accogliere qualche boccone e poi, tutto d'un tratto, mette il cartello "Chiuso per ferie"... in bocca compare la prima afta... i cibi non hanno più il sapore che mi ricordo... ho uno strano gusto in bocca e continuo ad avere sete...
Il bastardo di Black... ha le sue armi...
Potrei dilungarmi nel raccontare le rogne di ieri e di oggi, ma penso che così farei solo il suo perverso gioco. E allora provo a sforzarmi a recuperare i chiodi ai quali oggi mi sono appeso...
... il delicato "Buongiorno!" di Romina questa mattina...
... gli auguri di buon compleanno ad un nipote...
... la trasmissione radiofonica del "Ruggito del coniglio"...
... la telefonata a papà...
... la telefonata di Carlo
... l'inaspettata visita della zia...
... il rientro a casa di Romina e le sue dolci carezze e coccole...
... la cena preparata da Romina...
Sembrerà banale, ma quando si sta così, c'è differenza tra farsi da mangiare e trovare già pronto! Mi ero organizzato per prepararmi per pranzo una crepes salata. Mi bastano solitamente 5 minuti: farina, latte, sale, uovo, prosciutto e formaggio. Beh... a mezzogiorno ho estratto una terrina... ma proprio non riuscivo a riempirla con gli ingredienti... finché verso l'una mi sono fatto violenza e ho preparato la pastella! E poi... riuscirò a mangiarla tutta? Altro chiodo... boccone dopo boccone... lo stomaco è rimasto sempre aperto! Evvai!!!
Penso a tutti coloro che non hanno la grazia di essere assistiti da parenti e amici, anche banalmente per i pasti. Altro chiodo.
Ok, oggi va così!
mercoledì 17 maggio 2017
Primo scontro
Stanotte non ho dormito bene: il PICC-PORT impiantato mi ha dato un po' di fastidio e poi... inutile negarlo... avevo timore!
Al risveglio, mentre facevo colazione (la cosa che più adoro: tassativamente da farsi appena sveglio, ancora con gli occhi quasi chiusi!), chissà perché mi è venuta in mente la dichiarazione di guerra dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale!
La storia è la materia scolastica che ho sempre amato e preferito. Storia intesa non come mera sequenza di date e luoghi da mandare a memoria, bensì Storia, con la S maiuscola. Un continuo intreccio di vite di persone che, in base alla loro influenza, hanno più o meno condizionato il corso degli eventi dell'umanità, consegnandoci il mondo così come lo abbiamo ora.
Pur non essendo nazionalista, ho sempre studiato con grande ammirazione il periodo del Risorgimento italiano, periodo che ha trovato compimento dei suoi obiettivi proprio con i tristi fatti della Prima Guerra Mondiale. Il 24 Maggio 1915, schierandosi al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia, l'Italia dichiarava guerra all'impero Austro-Ungarico e alla Prussia (leggi Germania) con queste parole:
Lungi da me inneggiare alla guerra. Ma stamattina mi sentivo sul serio un combattente! Ma mi sentivo anche il Re che incitava le proprie truppe!
Dopo colazione mi sono recato in reparto, il famigerato "Reparto oncologico". Penso che la stragrande maggioranza di tutti noi abbia timore per almeno due dei seguenti reparti: Rianimazione, Terapia intensiva, Oncologia, Psichiatria. Si sa della loro esistenza, ma quando li si incrocia per sbaglio, istintivamente si guarda da un'altra parte, si cambia percorso.
Anch'io ho sempre guardato da un'altra parte. Finché la vita non mi ha costretto ad entrare in Terapia intensiva per mio papà, in Psichiatria per una persona a me molto cara, in Oncologia per mia mamma e per me. Porca miseria... sono entrato anch'io in Oncologia... per curarmi... o meglio... per demolire Black, per ridurlo in polvere, per raderne al suolo ogni minimo accampamento in me!
Ho varcato la soglia e subito Raffaele mi ha fatto accomodare sulla poltrona blu; alla mia destra c'erano altre sedie, tutte colorate diversamente.
Il PICC-PORT è stato sfruttato subito (che invenzione!).
E alle 08.30 ho iniziato finalmente a bombardare Black!!!
O meglio. Fino alle 9 circa ho scavato le trincee e ho predisposto le misure antiaeree, lasciandomi iniettare sostante atte a mitigare gli effetti collaterali.

Poi Elena ha aperto il rubinetto della prima delle quattro sostanze, l'unica di colore rosso. Ho volutamente seguito il percorso del farmaco che dalla boccetta, passando per la pompa ad infusione, scorreva nei tubicini, si avvicinava al PICC-PORT, vi entrava... e qui ho immaginato... proseguiva nel catetere di silicone fino ad uscire nella vena succlavia e quindi, pompato dal mio cuore, raggiungere tutto il corpo... ma in particolare... Black...
Poverino: chissà cos'avrà pensato nel vedersi arrivare il mio esercito!
E poi secondo una sequenza prevista dal protocollo della terapia, tutte le altre sostanze (nella seconda foto vi è l'albero delle chemio!).
Infine... pulizia del catetere e via a casa per riposarmi!
Nel pomeriggio Black si è fatto sentire. O meglio. Il bastardo ha reagito al mio cannoneggiamento! Una stanchezza impressionante è calata su di me. Come quando si ha l'influenza e si sentono le ossa stanche.
Ho aspettato il rientro dal lavoro di Romina (per fortuna avvenuto da lì a poco), ho condiviso con lei i sentimenti provati nella mattinata: l'aver ricevuto tanti messaggi (mi ha profondamente emozionato sentirmi in unità con un compagno delle elementari che non vedo da qualche tempo!)... l'aver condiviso l'ultima ora di infusione con una cara amica venuta a farmi compagnia direttamente in reparto (il cui marito è a credito nei confronti di Dio!!!!)...
Quindi mi sono coricato e mi sono riposato.
Ma non potevo darla vinta a Black. Dovevo descrivere la prima vera battaglia ad armi pari!
Ok, il primo scontro è andato. Ora attendo nelle prossime ore (e forse giorni) l'ulteriore reazione di Black. Ma io devo raggiungere l'Ortigara con gli sci ai piedi insieme ad Andrea!
Stay tuned!
Al risveglio, mentre facevo colazione (la cosa che più adoro: tassativamente da farsi appena sveglio, ancora con gli occhi quasi chiusi!), chissà perché mi è venuta in mente la dichiarazione di guerra dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale!
La storia è la materia scolastica che ho sempre amato e preferito. Storia intesa non come mera sequenza di date e luoghi da mandare a memoria, bensì Storia, con la S maiuscola. Un continuo intreccio di vite di persone che, in base alla loro influenza, hanno più o meno condizionato il corso degli eventi dell'umanità, consegnandoci il mondo così come lo abbiamo ora.
Pur non essendo nazionalista, ho sempre studiato con grande ammirazione il periodo del Risorgimento italiano, periodo che ha trovato compimento dei suoi obiettivi proprio con i tristi fatti della Prima Guerra Mondiale. Il 24 Maggio 1915, schierandosi al fianco di Francia, Gran Bretagna e Russia, l'Italia dichiarava guerra all'impero Austro-Ungarico e alla Prussia (leggi Germania) con queste parole:
"Soldati di Terra e di Mare! L'ora solenne [...] è suonata.
Seguendo l'esempio del mio Grande Avo, assumo oggi il comando supremo delle forze di terra e di mare con sicura fede nella vittoria, che il vostro valore, la vostra abnegazione, la vostra disciplina sapranno conseguire.
Il nemico che vi accingete a combattere è agguerrito e degno di voi. Favorito dal terreno e dai sapienti apprestamenti dell'arte, egli vi opporrà tenace resistenza, ma il vostro indomito slancio saprà di certo superarlo.
Soldati! A voi la gloria di piantare il tricolore d'Italia sui termini sacri che la natura pose ai confini della Patria nostra. A voi la gloria di compiere [...] l'opera [...]."
(Re Vittorio Emanuele III)
Lungi da me inneggiare alla guerra. Ma stamattina mi sentivo sul serio un combattente! Ma mi sentivo anche il Re che incitava le proprie truppe!
Dopo colazione mi sono recato in reparto, il famigerato "Reparto oncologico". Penso che la stragrande maggioranza di tutti noi abbia timore per almeno due dei seguenti reparti: Rianimazione, Terapia intensiva, Oncologia, Psichiatria. Si sa della loro esistenza, ma quando li si incrocia per sbaglio, istintivamente si guarda da un'altra parte, si cambia percorso.
Anch'io ho sempre guardato da un'altra parte. Finché la vita non mi ha costretto ad entrare in Terapia intensiva per mio papà, in Psichiatria per una persona a me molto cara, in Oncologia per mia mamma e per me. Porca miseria... sono entrato anch'io in Oncologia... per curarmi... o meglio... per demolire Black, per ridurlo in polvere, per raderne al suolo ogni minimo accampamento in me!
Ho varcato la soglia e subito Raffaele mi ha fatto accomodare sulla poltrona blu; alla mia destra c'erano altre sedie, tutte colorate diversamente.
Il PICC-PORT è stato sfruttato subito (che invenzione!).
E alle 08.30 ho iniziato finalmente a bombardare Black!!!
O meglio. Fino alle 9 circa ho scavato le trincee e ho predisposto le misure antiaeree, lasciandomi iniettare sostante atte a mitigare gli effetti collaterali.

Poi Elena ha aperto il rubinetto della prima delle quattro sostanze, l'unica di colore rosso. Ho volutamente seguito il percorso del farmaco che dalla boccetta, passando per la pompa ad infusione, scorreva nei tubicini, si avvicinava al PICC-PORT, vi entrava... e qui ho immaginato... proseguiva nel catetere di silicone fino ad uscire nella vena succlavia e quindi, pompato dal mio cuore, raggiungere tutto il corpo... ma in particolare... Black...
Poverino: chissà cos'avrà pensato nel vedersi arrivare il mio esercito!
E poi secondo una sequenza prevista dal protocollo della terapia, tutte le altre sostanze (nella seconda foto vi è l'albero delle chemio!).
Infine... pulizia del catetere e via a casa per riposarmi!
Nel pomeriggio Black si è fatto sentire. O meglio. Il bastardo ha reagito al mio cannoneggiamento! Una stanchezza impressionante è calata su di me. Come quando si ha l'influenza e si sentono le ossa stanche.
Ho aspettato il rientro dal lavoro di Romina (per fortuna avvenuto da lì a poco), ho condiviso con lei i sentimenti provati nella mattinata: l'aver ricevuto tanti messaggi (mi ha profondamente emozionato sentirmi in unità con un compagno delle elementari che non vedo da qualche tempo!)... l'aver condiviso l'ultima ora di infusione con una cara amica venuta a farmi compagnia direttamente in reparto (il cui marito è a credito nei confronti di Dio!!!!)...
Quindi mi sono coricato e mi sono riposato.
Ma non potevo darla vinta a Black. Dovevo descrivere la prima vera battaglia ad armi pari!
Ok, il primo scontro è andato. Ora attendo nelle prossime ore (e forse giorni) l'ulteriore reazione di Black. Ma io devo raggiungere l'Ortigara con gli sci ai piedi insieme ad Andrea!
Stay tuned!
martedì 16 maggio 2017
Meno uno
Non so se sia una coincidenza, ma da quando Black si è presentato, mi sono imbattuto spesso con gli arcobaleni. Ma non ne ho mai fotografato uno.
Ieri sera, andando a chiudere gli scuri di una camera, ho scorto in lontananza un arcobaleno e in velocità l'ho immortalato. Ne ho apprezzato tutte le sfumature. E questa immagine l'ho rivista più volte oggi, nella mia mente.
Oggi. Giornata -1.
Stamattina mi hanno applicato il PICC-PORT, un punto di accesso venoso centrale (leggi catetere) per permettere alle chemio somministrate per endovena di non distruggermi anzitempo le vene periferiche (e sì, perché tra gli effetti collaterali delle mie chemio vi è anche la bruciatura, nel tempo, delle vene; per mitigare tale effetto, serve accedere ad una vena importante, come ad esempio la succlavia; ma per accedere lì, serve un catetere). Un'ora e mezzo tra preparazione e intervento (in anestesia locale). La figata è che è sottopelle!!!! A parte un piccolo bozzo, dall'esterno non si nota nulla e soprattutto... posso farmi tutte le docce che voglio senza dover prestare attenzione a non bagnare il catetere!!!! Evviva Raffaele che ha suggerito questa piccola meraviglia!!!
Uscito dall'ospedale mi sono recato al lavoro. E in macchina, guardando il cielo limpido azzurro, mi è tornato in mente l'arcobaleno di ieri sera.
E ho sorriso.
Ho sorriso perché mi sono reso conto che sono forte. Mi sono accorto che possedevo energie, qualità e capacità nascoste... che soltanto Black poteva attivare. Peccato per lui. Ha scelto il target sbagliato. Se pensava di avere trovato un facile destinatario, si è sbagliato. Tra me e lui, non sarò certo io a soccombere.
Oggi va così. Sono carico e pronto.
Domani si fa finalmente sul serio. Domani è il giorno della guerra aperta con Black. Da domani nessuno sconto. Sarà battaglia senza pietà, da entrambi i fronti. Starò male, sarà come essere asfaltati, mi cadranno i capelli, la pelle mi farà più prurito di adesso, avrò febbre... non so... Ma non cederò, resisterò.
Confido come sempre nello Spirito Santo (un soldato dovrà pur essere armato, o no?), in Romina, nella mia famiglia di origine e nei tanti amici che mi circondano e che mi sono vicini, ciascuno a modo proprio.
La battaglia sta per avere inizio!
PS: Come ho scritto nel primo post, questo blog vuole essere lo spazio in cui potermi permettere di esprimere il mio interiore. Ogni commento è bene accetto!
sabato 13 maggio 2017
Il mare
"La cura per ogni cosa è l'acqua salata: sudore, lacrime o il mare" (K. Blixen)
Ho trovato questa citazione sul finire del percorso espositivo dell'Aquario di Genova... e mi ha colpito.
Il sudore della fatica...
Le lacrime per una sofferenza...
Il mare... da cui tutto ebbe origine...
Ricordo il sudore per raggiungere il giorno della laurea o durante l'ascesa in montagna nella nebbia con Eugenio e Lorenzo... abbondantemente ripagate dalla soddisfazione che ne è venuta...
Ricordo le lacrime scese il giorno della morte di mia mamma o le lacrime straripate con Romina appena rientrato in camera dalla biopsia in cui i chirurghi commentarono il mio linfoma... lacrime che bagnano il volto e talvolta liberano l'anima...
Ricordo il tuffo di getto in mare da una barca lungo il periplo di Pantelleria... immerso per qualche metro... e poi risalito... ritornando a respirare e a vivere il mare...
Mi tengo stretta la frase... voglio ricordare il mare... voglio farmi coraggio anche così!
venerdì 12 maggio 2017
Intanto...
Sto attendendo l'arrivo di mercoledì prossimo, quando inizierò le chemio con cui vincere Black.
Ma intanto...
Intanto c'è un nipote ricoverato in ospedale da qualche giorno...
Intanto ci sono famiglie a me care che lottano ogni giorno...
Intanto ci sono persone che mi chiamano al telefono, con la speranza di potermi parlare (se non ne ho voglia, ho imparato che posso anche non rispondere.... e per uno preciso come me... è un bel traguardo)... e ne viene fuori una bella conversazione, che mi dà serenità e mi fa sentire stretto da amici...
Intanto ci sono persone che lottano già contro i loro Black...
Intanto ci sono anche io che cerco di vivere il quotidiano con uno spirito nuovo...
... cercando di andare a scovare il bello perché (come mi disse qualcuno) "solo così puoi vincere le tue battaglie"...
... cercando di lasciarmi scorrere di dosso le cose non importanti perché (come mi ha detto oggi qualcuno) "devi fare come quando vai dal salumiere: c'è questo e questo... .... oh... mi sono dimenticato... ci sarebbe anche questo, ma non importa"...
... cercando di ricordarmi che è meglio provare a vivere che provare lasciarsi andare...
Cerco, non è facile, ma ci provo!
Ma intanto...
Intanto c'è un nipote ricoverato in ospedale da qualche giorno...
Intanto ci sono famiglie a me care che lottano ogni giorno...
Intanto ci sono persone che mi chiamano al telefono, con la speranza di potermi parlare (se non ne ho voglia, ho imparato che posso anche non rispondere.... e per uno preciso come me... è un bel traguardo)... e ne viene fuori una bella conversazione, che mi dà serenità e mi fa sentire stretto da amici...
Intanto ci sono persone che lottano già contro i loro Black...
Intanto ci sono anche io che cerco di vivere il quotidiano con uno spirito nuovo...
... cercando di andare a scovare il bello perché (come mi disse qualcuno) "solo così puoi vincere le tue battaglie"...
... cercando di lasciarmi scorrere di dosso le cose non importanti perché (come mi ha detto oggi qualcuno) "devi fare come quando vai dal salumiere: c'è questo e questo... .... oh... mi sono dimenticato... ci sarebbe anche questo, ma non importa"...
... cercando di ricordarmi che è meglio provare a vivere che provare lasciarsi andare...
Cerco, non è facile, ma ci provo!
mercoledì 10 maggio 2017
Gruner Veltliner
Oggi sono più felice del solito. Non so da cosa dipenda.
Sarà che è mercoledì... il mio giorno preferito... anche se gli ultimi mercoledì non mi sono affatto piaciuti...
Sarà che è iniziato il conto alla rovescia (chissà come sarò mercoledì prossimo alla sera...) e non vedo l'ora di battagliare con Black...
Sarà che ieri sera abbiamo aperto una bottiglia di Gruner Veltiner (vino bianco aromatico di una piccola cantina nei dintorni di Bressanone) per accompagnare dei branzini, la nostra cena; ed era davvero buono. Lo abbiamo proprio gustato.
Dopo una notte insonne (ultimamente fatico a dormire e quello che dormo non è proprio così riposante come vorrei) in cui mi sono svegliato una volta fradicio di sudore (ebbene sì, anche a me iniziano i classici sintomi del linfoma), stamattina è un continuo tossire... ma vado volentieri al lavoro.
Trovo 3-4 km di coda in autostrada prima e forti rallentamenti in tangenziale poi. Di solito mi innervosisco (per usare un eufemismo!). Questa volta non so, la prendo con un po' di più filosofia e ne approfitto per guardarmi attorno alla ricerca di qualcosa di bello. Perché devo sforzarmi di cercare e di vedere il bello che comunque c'è: Black c'è, ma non può essere ovunque! Oggi però non vedo proprio niente; domani mi sforzerò di più!
Al lavoro i solito servizi da implementare (questa volta, a dire la verità, sono un po' più interessanti!). Paola mi invita per una pausa caffé. Mi racconta delle sue traversie. E serenamente le parlo di come mercoledì prossimo inizierò la battaglia contro Black. E più ne parlo, più mi sento leggero e carico. Che strano!
Inizio a condividere il mio vissuto e le terapie che si avvicinano con qualche collega in più; li sento vicini, a modo loro. E mi fa bene. Tanto.
Bonez mi informa che ieri sera ha aperto l'ultima bottiglia di Zibibbo che gli avevo fatto avere direttamente da Pantelleria.
Pantelleria... tanti ricordi della scorsa estate.
Mi esce un "Peccato non poterci andare..." e subito Vale ribatte "... per il momento!".
Già, per il momento. Il sole non lo potrò prendere; quindi niente mare, per questa estate. Ma non importa.
La giornata lavorativa si conclude con qualche grattacapo. Ci penserò domani. Ora a casa, dove mi aspetta Romina per cenare. Con un buon bicchiere di vino.
Sarà che è mercoledì... il mio giorno preferito... anche se gli ultimi mercoledì non mi sono affatto piaciuti...
Sarà che è iniziato il conto alla rovescia (chissà come sarò mercoledì prossimo alla sera...) e non vedo l'ora di battagliare con Black...
Sarà che ieri sera abbiamo aperto una bottiglia di Gruner Veltiner (vino bianco aromatico di una piccola cantina nei dintorni di Bressanone) per accompagnare dei branzini, la nostra cena; ed era davvero buono. Lo abbiamo proprio gustato.
Dopo una notte insonne (ultimamente fatico a dormire e quello che dormo non è proprio così riposante come vorrei) in cui mi sono svegliato una volta fradicio di sudore (ebbene sì, anche a me iniziano i classici sintomi del linfoma), stamattina è un continuo tossire... ma vado volentieri al lavoro.
Trovo 3-4 km di coda in autostrada prima e forti rallentamenti in tangenziale poi. Di solito mi innervosisco (per usare un eufemismo!). Questa volta non so, la prendo con un po' di più filosofia e ne approfitto per guardarmi attorno alla ricerca di qualcosa di bello. Perché devo sforzarmi di cercare e di vedere il bello che comunque c'è: Black c'è, ma non può essere ovunque! Oggi però non vedo proprio niente; domani mi sforzerò di più!
Al lavoro i solito servizi da implementare (questa volta, a dire la verità, sono un po' più interessanti!). Paola mi invita per una pausa caffé. Mi racconta delle sue traversie. E serenamente le parlo di come mercoledì prossimo inizierò la battaglia contro Black. E più ne parlo, più mi sento leggero e carico. Che strano!
Inizio a condividere il mio vissuto e le terapie che si avvicinano con qualche collega in più; li sento vicini, a modo loro. E mi fa bene. Tanto.
Bonez mi informa che ieri sera ha aperto l'ultima bottiglia di Zibibbo che gli avevo fatto avere direttamente da Pantelleria.
Pantelleria... tanti ricordi della scorsa estate.
Mi esce un "Peccato non poterci andare..." e subito Vale ribatte "... per il momento!".
Già, per il momento. Il sole non lo potrò prendere; quindi niente mare, per questa estate. Ma non importa.
La giornata lavorativa si conclude con qualche grattacapo. Ci penserò domani. Ora a casa, dove mi aspetta Romina per cenare. Con un buon bicchiere di vino.
martedì 9 maggio 2017
Il profumo di due rose
"Sali pure, arrivo tra un attimo" esclama mia zia a Romina.
Velocemente va a recidere due boccioli di rose. Le sue preziose rose. Così profumate.
Abilmente ne inserisce i gambi in una boccetta contenente un po' di acqua.
E le dona a noi.
Ho ancora ben presente il calore trasmesso dalle mani di mio zio alle mie mani quando, domenica scorsa, lo sono andato a trovare... per farmi dare un abbraccio...
E' stato padrino quando ho ricevuto il Sacramento della Cresima. Fu determinante quando, finito il primo anno universitario, fui incerto se proseguire gli studi oppure se iniziare a lavorare. Semplicemente mi pose di fronte a due persone, il Davide dopo un percorso di studi ed il Davide con qualche anno di esperienza lavorativa alle spalle. E la scelta mi risultò evidente. Decisi di laurearmi!
Sabato mi ricordai di lui e così ci accordammo di trovarci a casa sua. Arrivammo e mia zia propose velocemente a Romina di fare due passi. "Ok, così faccio la mia passeggiata... E' da un po' che non riesco più a farla" acconsentì prontamente Romina. Mio cugino scelse di non aggregarsi. Mi descrisse di un dispositivo di cui sinceramente non ero granché attratto... in quel momento... ma accettai la conversazione.
Poi mi trovai con mio zio a tu per tu. "Zio... la pancia... sto soffrendo... ho rabbia... perché a me... ho paura..."
Mi riporta alcune sue esperienze personali e di famiglia. Il suo amore così profondo per sua figlia. Il Calvario quando giunse l'ora di sua madre.
Gli piace la natura. Da giovane amava scoprire e imitare il verso di tutti gli uccelli. Gli descrivo la modalità con cui le aquile insegnano come volare agli aquilotti. Registra l'immagine. Fa sua la similitudine. Gli piace.
Prende le mie mani tra le sue. Le stringe. Avverto il suo calore.
"La vita va vissuta... comunque..."
"Ti auguro di trovare un chiodo, uno soltanto, al quale aggrapparti. Ti farà male. Ma resisterai"
"Grazie per avermi avvicinato, così ho potuto capirti"
Le nostre donne rientrano. Piccolo brindisi (devo guidare!). Non sono così allegro, ma almeno sento che è giusto brindare. Ancora non so per cosa.
Ringraziamo di tutto e ci avviamo a salutare mio papà. Lo troviamo circondato da Carlo e Silvia. Ho un po' di timore. Ero venuto per farmi dare una coccola dal papà. Temo lo sguardo dei miei fratelli.
Il primo è Carlo. Mi abbraccia. Decido che posso, che devo, che è giusto permettergli di abbracciarmi. Scelgo di rispondere al suo abbraccio. "Guarda che me lo prendo tutto questo abbraccio!" gli dico piano. Non piango, ma il cuore si scioglie. La "mia pancia" sussulta positiva!
Poi arriva Silvia. Mi abbasso un po' proprio per abbracciarla, visti i suoi problemi alla schiena... le devo un VERO abbraccio da quando venne a visitarmi in ospedale... ci guardiamo negli occhi... i suoi brillano... la "mia pancia" sussulta ancora positiva!
E infine abbraccio il papà... che mi fa una coccola... sto bene...
Ci sediamo attorno al tavolo che, anche se è stato cambiato, è simbolicamente lo stesso tavolo dove abbiamo mangiato insieme per anni...
Qualche timida domanda sorge, ora dal papà e da Carlo, più frequentemente da Silvia. Riesco a rispondere abbastanza serenamente. Quasi resto stupito di me stesso, della naturalità con cui rispondo. Solo alla domanda "Cosa ti spaventa?" mi rinchiudo sulla difensiva. Ma va bene.
Commentiamo la mia difficoltà di accettare la caduta di capelli per le chemio. Vogliono capire meglio cos'è e per quale motivo mi devono applicare un catetere venoso. Ridiamo insieme per qualche battuta.
Il tempo scorre bene, ma veloce: si è fatta ora di rientrare a casa (una cinquantina di chilometri mi divide dai luoghi di origine) e vogliamo andare a Messa. Saluto e abbraccio nuovamente tutti, incluso mio cognato arrivato da poco.
Alla sera, dopo essere rientrati a casa e aver sistemato le due rose nel vaso, ripenso al pomeriggio. Mi sento stranamento leggero. E soprattutto mi appare decisamente chiaro il percorso da fare. La scelta da compiere (a quale centro mi appoggio?) vien da sé. La "mia pancia" e la "mia testa" sono in pace tra loro. Condivido tutto con Romina. Mi appoggia.
Mi guardo allo specchio. La cicatrice della biopsia del linfonodo si sta addolcendo.
Andiamo a dormire. Domani si torna al lavoro. Una nuova, importante settimana inizia. Devo telefonare a Martina per dirle che mi fido di lei, che nella struttura dove lavora mi sento più sereno, che accetto di vedermi innestato il catetere venoso sotto pelle, che accetto le chemioterapie. Caspita che passi avanti!
Devo telefonare a Martina per dirle quello che mi sono detto allo specchio poco prima:
"Black, ti vedo.
So che ci sei.
Ma io sono più forte.
Voglio vederti morire.
Perché io voglio vivere!
Perché io sono giovane e ho tante cose da fare!"
Mi addormento.
La sveglia del lunedì suona. Vedo le rose sulla tavola ed esse mi rimandano al pomeriggio della domenica.
Mi reco al lavoro. Scopro che il lunedì è il giorno di riposo di Martina. Peccato, devo rimandare.
Riesco a completare tutto nelle 8 ore canoniche. Esco e raggiungo il santuario a me caro. Risalgo in pochi minuti le piccole vie che mi rimandano ai borghi del centro Italia. Raggiungo il piccolo piazzale antistante il santuario. Mi sistemo sul muro che delimita un'area adibita a vigna, appoggiando la schiena su una colonna.
Guardo le colline di fronte a me.
Percepisco il movimento del vento. Chiudo gli occhi. E prego lo Spirito Santo. "Armami. Dammi uno scudo, un'armatura e un elmo. E un'arma con cui offendere. Voglio vincere Black."
Torno a casa. Aprendo la porta, sono invaso dal profumo delle due rose di mia zia. Ritorno con il pensiero a tutti i momenti nei quali ho dato un pezzettino del mio dolore, della mia sofferenza e della mia paura a qualcuno. Gioisco. Incredibile. Sono davvero pronto per la battaglia contro Black!
Aspetto il rientro di Romina. Ceniamo. Condivido con lei il vissuto della giornata. Mi dice che da venerdì è più serena perché vede cambiamenti positivi in me. E' vero. Mi sono preparato per la battaglia. Senza rendermene conto.
Romina, Maria Pia, Andrea, zio, Carlo, Silvia, papà (unicamente in ordine cronologico!!!) sono stati i miei coach, anche senza che se ne rendessero conto.
Confido a Romina che ho ancora paura, che non so bene quale sarà il mio futuro, il nostro futuro. Ma voglio provarci. Mi sorride. Il suo sorriso. Il suo sguardo di cui mi sono follemente innamorato più di dodici anni fa. Ci addormentiamo.
La sveglia suona anche questa mattina, alla solita ora. Ma sono sveglio da più di un'ora. Sono giorni che alle notti ho difficoltà a riposare, a dormire. Chiedo a Romina "Ma io starò bene, vero? Perché con Andrea dobbiamo raggiungere l'Ortigara con gli sci, vero?". "Certo. E arriviamo prima nel rifugio intermedio. Da lì partite, perché io e Mirna no di certo!". "Sì lo so!"
E una scarica di energia positiva mi scuote. Certo che voglio arrivare sull'Ortigara! Due anni fa d'estate io e Romina vi eravamo arrivati a piedi; non suonai la campana ivi posta, perché mi ripromisi di suonarla con la neve, arrivando con gli sci. Ma devo vincere Black.
Parto per recarmi al lavoro. A metà mattina telefono a Martina. La trovo.
"Chiamavo per confermare le terapie lì da voi."
"Ottimo!" mi risponde sinceramente contenta.
"Se possibile, vorrei fare le terapie di mercoledì" chiedo.
Mercoledì???
Proprio di mercoledì, certo! Black va sconfitto sul suo stesso terreno di battaglia. Ha voluto funestarmi il Mercoledì? Ha voluto rovinarmi il giorno che preferisco (esclusi sabato e domenica, ovvio!)? Ha voluto mettere ombre nel giorno in cui sono nato (sì, sono proprio nato di mercoledì, verso mezzogiorno e mezzo!)?
Ok, bene. Lo vincerò proprio in quel giorno!
Mercoledì!!!
"Sì, lo possiamo fare. Solo dobbiamo sentire se riusciamo ad applicarti il PICC-PORT oggi in modo da iniziare domani; altrimenti sarà per la settimana prossima. Ti richiamo"
"Ok, grazie" concludo io.
Terminata la conversazione, aggiorno Romina. Sono decisamente più sereno e tranquillo.
Guardo su internet se l'applicazione del catetere venoso fa male. Non riesco a scoprirlo, ma vedo immagini poco piacevoli relative all'intervento che dovranno farmi.
La giornata trascorre. Purtroppo Martina mi fa sapere che domani non si può fare. Rinvia alla settimana prossima. Ok. La battaglia è solo rinviata.
A casa, mi aspetta il profumo delle rose.
lunedì 8 maggio 2017
"Ciao. A che ora rientri dal lavoro oggi?"
Sono le 17:18 di giovedì 04.05, giorno seguente al "terzo mercoledì".
"Ciao. A che ora rientri dal lavoro oggi?"
Ho inviato questo SMS ad Andrea.
Ho fatto bene? Ho fatto male? Eh sì, non lo dovevo inviare... Ma no, ho fatto bene... Sì, ma è impegnato... Beh, inviato ormai è inviato...
Oggi al lavoro è proprio dura. Evito lo sguardo dei colleghi. Sono più scontroso del solito. I soliti servizi da implementare (sono analista programmatore!), nulla di particolarmente impegnativo. Per fortuna.
Ma proprio non va. La "mia pancia" ha preso il sopravvento su tutto. Non so come faccio a trattenere le lacrime. Che poi, anche quando vado in bagno, non scendono.
Mi imbatto per caso in un link che rimanda al blog di Claudia, una donna alla quale è stato recentemente diagnosticato un tumore al seno e che, superato il momento iniziale, vuole continuare a vivere sorridendo. Leggo qualcuno dei suoi post. Mi emoziono perché intuisco il senso profondo e intimo di alcune parole che rimandano ad emozioni che, purtroppo, ci accomunano. Le invidio alcune amiche, perché con loro si è sentita libera di condividere il peso:
"Ci abbracciamo e piangiamo e finalmente tutto quel dolore si fa in mille pezzetti e ognuna di loro se ne prende un po'."
(dal blog di Claudia, "La mia seconda vita", 12 aprile 2017)
E qua mi sento solo. O meglio. Sento che solo con Romina sono riuscito a piangere. Sento che solo a Romina ho permesso di prendersi un pezzetto del mio immenso dolore, della mia enorme rabbia, della mia grandissima sofferenza.
Penso a chi altro potrei "donare" (alla faccia del dono!) un pezzettino del marasma che sto provando... ma nella testa non compare nessuno... qualcuno perché lo voglio proteggere... qualcun altro perché mi rendo conto non riuscirebbe a stare lì... tanti perché immagino cosa mi direbbero (e io non voglio parole di incoraggiamento... voglio solo un abbraccio sincero... zero parole... solo una spalla su cui appoggiare la mia testa... magari piangere....)...
Finché mi ricordo di Andrea.
Lo conosco da una decina di anni. Pratichiamo lo sci di fondo insieme d'inverno. Ci divertiamo. Mi mostra sempre il lato positivo ed istintivo della vita (anche se lui non sarà daccordo con questa descrizione!). Ama la natura e gli animali. Si fida di ciascun essere umano. Mirna, sua mogle, è amica di Romina. Gli incroci della vita...
E così gli invio il messaggio.
Trascorrono soltanto 7 minuti. Mi arriva una risposta.
"Alle 19 ma se hai bisogno posso anticipare tranquillamente. Dimmi tu cosa preferisci. Ciao"
Alle 19? Hmmmm... un po' tardino... poi arriva Mirna... poco tempo... preferirei alle 18... ma se mi scrive così, si vede che è un po' impicciato al lavoro....
"Mezz'ora prima?" scrivo io.
"Ok. Dove?"
Azz.... mi piacerebbe da lui... ma se poi arriva sua moglie... è un po' complicato... mi imbarazzo... d'altra parte stare fuori... anche no... è freddo... al bar... manco che manco...
"Pensavo anche da te" rispondo io.
E' fatta. Mi sono sbilanciato (finalmente, urla la "mia pancia"!).
Esco dal lavoro prima delle 18. Traffico regolare. Arrivo a casa sua un po' prima. Aspetto. Comunico a Romina che mi fermo da lui... magari così Mirna ritarderà un po' nel rientrare...
Andrea arriva. Ci salutiamo. Mi accoglie in casa. Ci sediamo. Non ricordo bene il dialogo. Ricordo solo l'incredibile.
Lui si alza, si avvicina a me. Ci stringiamo. Forte. Qualche lacrima scende dai miei occhi. Continuo ad abbracciarlo e a farmi abbracciare. Gusto veramente l'intimità del gesto.
Proseguiamo. Mi invita ad accettare la malattia per quello che è, una delle componenti della natura umana. Mi sta un po' stretto. Ma lo ascolto.
Arriva sua moglie. Accipicchia, e adesso? Mirna rimane un po' in disparte, per non invadere. Ma partecipa. Sento che ha percepito il mio bisogno di poche parole. E verso la fine, in modo profondamente convinto, mi dice "E prega lo Spirito. Lui non ti abbandona". Mi piacerebbe dirle che è proprio quello che sto facendo da giorni, ma non ci riesco. Le emozioni sono tante.
Mi invitano a fermarmi per mangiare con loro. Preferisco tornare a casa da Romina. Ieri sera non è stata una grande serata. Voglio stare un po' con lei. Ho bisogno di lei.
Mi invio verso la macchina. Andrea mi abbraccia nuovamente. Ci salutiamo.
Non sto meglio. La sofferenza, la rabbia, la paura... sono sempre lì con me che mi fanno compagnia... insieme a Black... ma sento che qualcosa si muove... Un po' come ieri sera. Attendevo il rientro di Romina da suo papà. Ma la "mia pancia" non ne voleva proprio sapere. Così chiamai Maria Pia al telefono. La conversazione non durò tanto, poiché la batteria del suo cellulare la lasciò a piedi; ma il tempo sufficiente affinché la "mia pancia" potesse prendere il sopravvento. Quella telefonata fu una sorta di "stura-lavandino"! Anche se lì per lì sentivo solo rabbia e sofferenza; e poi, mentre con Romina eravamo a letto, avvertii anche la paura.
Rientro a casa. Trovo Romina che sta preparando la cena. E' contenta per la mia iniziativa. Condivido il mio vissuto giornaliero: le racconto del lavoro, dell'incontro con Andrea. Le chiedo di riferire a Mirna che sto pregando lo Spirito da giorni.
Il giorno dopo decido di scrivere questo blog.
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