Vengo accolto con un "Benvenuto!" dal comitato di accoglienza composto di infermieri (ti credo... abituati a vecchi da seguire e da pulire.... vedersi un giovane come me...!!!!), braccialetto al braccio e via nella stanza.
Una stanza tutta per me (non ci credo), appartata. Romina resta lì fino a ora tarda. Siamo confusi, non sappiamo bene cosa fare.
Il giorno seguente (giovedì) conosco due medici. Sara, medico internista che mi ha preso in carico, e Martina, l'ematologa.
Sara, dopo avermi visitato, parla a me e a Romina, sedendosi vicina a noi. "Al momento non sappiamo bene il motivo della reattività di questi linfonodi. Domani faremo una biopsia proprio per studiarne la natura. Cercheremo di farti quanto prima una TAC total body e, in base agli esiti, potrebbero seguire altri esami"
TAC total body.... ricordo di qualche mese prima, quando durante gli ultimi giorni di vita di mia madre, in ospedale il medico mi chiama (mio fratello stava dando da mangiare alla mamma) e mi comunica l'esito della TAC total body... "Il tumore è completamente esploso"... Da lì a qualche giorno mamma è morta...
TAC total body.... ho paura... tanta...
Prosegue Sara "Sono sincera, ci sono diverse possibili cause: la peggiore è che si tratti di linfoma, ma non è detto che lo sia. Dobbiamo condurre queste ricerche"
Linfoma... ho paura... tanta...
"Comunque tranquillo, ti daremo dei permessi... non ti teniamo qui per Pasqua!"
Ripenso anche oggi alla delicatezza con cui Sara ci ha spiegato sempre tutto, con calma e serenità, quasi come avesse capito lo stravolgimento delle nostre vite...
Anche Martina, in estrema sintesi, ci ripete le cose appena sentite, anche se magari in modo più discosto.
Arriva il giorno della biopsia e, tralasciando pure tanti dettagli, arrivo al dunque. C'è anche il primario che fa da secondo operatore... Da sotto i teli che mi hanno posto tutto intorno al collo, ad un certo punto sento proprio il primario che, abbassando un po' il tono della voce, informa l'altro chirurgo "E' proprio un linfoma".
Resto basito, non ci credo. Mi rinchiudo in un silenzio profondo. L'intervento finisce, mi riaccompagnano in reparto dove trovo Romina e lì, appena restiamo soli, esplodo a piangere. "Hanno detto che si tratta di linfoma" cerco di dire io. "Beh, attendiamo l'esito dell'esame istologico, magari si sono sbagliati" mi risponde. Riesco a confinare la paura, ma sotto sotto sono convinto che l'esito darà ragione al primario.
Romina mi descrive la sua mattina (non siamo infatti riusciti a salutarci, in quanto mi hanno condotto in sala operatoria prestissimo!) e di come tante persone stanno pregando per me e per noi... mi commuovo... mi sento come imbrigliato in una rete di amicizia che non vuole proprio abbandonarmi, anzi, vuole farsi sentire che c'è, che non mi lascia...
D'un tratto entra Sara che mi informa di non mangiare, di resistere alla fame perché mi faranno la TAC. WOW! Sono riusciti ad anticiparla di 4-5 giorni.
Faccio anche la TAC, provo l'ebbrezza del mezzo di contrasto!
Nel pomeriggio mi comunicano l'esito della TAC. Ho paura di sentirmi dire qualcosa di spiacevole...
Sara ci informa che la TAC sostanzialmente conferma i raggi e che quindi, se si tratta di linfoma, è confinato nella parte sopra il diaframma.
Sono contento, non mi trovo nella situazione di metastasi come invece si trovò mia mamma!
Si dovrà comunque eseguire un altro esame particolare, la TAC-PET... ma la prossima settimana.
Ricevo tante visite, addirittura qualcuno si è fatto una cinquantina di chilometri, finito di lavorare... Qualcuno porta addirittura un paio di pizze... Che bello...
Sabato arrivano anche i miei fratelli e mio papà... anche loro si sono fatti una cinquantina di chilometri... sì, perché per il cuore e per il lavoro mi sono trasferito un po' distante dai luoghi della mia infanzia e giovinezza...
Mi viene naturale mostrarmi su, riportare le informazioni di cui dispongo in modo da renderle leggere per chi le ascolta... d'altra parte... mio papà è vedovo e con la salute non certo ottimale, Carlo è in difficoltà e Silvia cerca di sostenere il papà e ha un intervento chirurgico alle porte... come faccio a scaricare loro tutti i miei pensieri, le mie paure, le mie inquietudini? Approfitto comunque di un momento in cui sono con i miei fratelli e condivido che potrebbe trattarsi di linfoma... Silvia aveva già intuito (d'altra parte, potrà pure confondere Parigi con Vienna, ma per gli studi, la passione e il marito infermiere... ha la vista lunga!)... mi abbraccia forte forte... ma non posso rispondere al suo abbraccio... c'è Carlo vacillante... la "mia pancia" vorrebbe che li abbracciassi tutti e due, magari piangere con loro... ma la "mia testa" impone il controllo, permette alle mie parole di uscire in modo da rasserenare i turbamenti di mio fratello...
Alla sera inizia il permesso che mi hanno accordato. Arrivo a casa verso le 20. Entro. Sento soltanto il silenzio assordante. Mi emoziono. In lontananza odo lo squillo della campane suonate al Gloria della Santa Veglia Pasquale. Piango. E' il primo anno che non riesco a partecipare. Chiudo gli scuri della camera matrimoniale. Ammiro la luna quasi piena. Chiedo ad un bambino distante di pregare per quello che potrebbe essere un domani suo padre. Piango.
Io e Romina ci addormentiamo finalmente nello stesso letto. Che bello!
Il giorno di Pasqua finalmente riesco a respirare, le emozioni riescono un po' a calmarsi ed un po' di normalità riesce a farsi strada nella mia testa. Ricevo ancora visite, fino a sera.
Il giorno di Pasquetta ci troviamo con altre due coppie di amici, gli amici con cui pratico lo sci di fondo. Facciamo giornata intera o quasi, visto che per la sera devo rientrare in reparto. Ma prima io e Romina ci rechiamo in un piccolo santuario vicino a noi... è un luogo che esprime serenità di suo... non serve nulla... accendiamo un nuovo cero... ne prendiamo uno per sostituire quello che a casa ha smesso di brillare... chiedo soltanto la serenità per vivere...
Martedì mi comunicano che alla sera vengo dimesso: giovedì 20 eseguirò la TAC-PET e giovedì 27 eseguirò l'ecocardiogramma... attendiamo l'esito della biopsia...
Per i giorni dell'attesa Romina ha organizzato in modo che io resti il minor tempo possibile da solo, mentre lei è al lavoro.
Mercoledì mi raggiunge Carla, la zia materna. Parliamo. A lei riporto il peso della conversazione dei chirurghi. Non indora la pillola. Riesce a stare, l'unico atteggiamento di cui in cuor mio avevo ed ho bisogno. Mi propone di andare a mangiare da qualche parte. Ho una preparazione da fare, però, e diventa difficile uscire. Preparo io una frittata. Assaggia il Passito di Pantelleria che avevamo aperto a Pasqua. Ne rimane estasiata. Il tempo scorre bene, serenamente.
Giovedì mi rinviano di una settimana la TAC-PET perché il macchinario è fermo... accidenti... avevo dovuto bere 3-4 litri di acqua ed evitare di mangiare carboidrati il giorno precedente... per fortuna non eravamo ancora partiti...
Venerdì mi raggiungono papà e Carlo. Mangio anche con loro: hanno portato pasta fresca (da quanto tempo non ne mangiavo!) e sugo. Apro una bottiglia di Cabernet Franc, una bontà. Carlo, dopo aver degustato, mi guarda con un occhio che esprime tutta la sua soddisfazione!
Purtroppo passano le ore della giornata ma non arriva la telefonata più attesa, quella con cui Sara ci avrebbe indicato quando passare da lei per la lettura del referto della biopsia.
Entro in crisi. Mi ero tarato (chissà perché) che lunedì 24 avrei avuto il colloquio. Divento intrattabile, sono ansioso.
Il weekend prosegue sulla falsariga di venerdì pomeriggio. Per Romina è dura sopportarmi!
Lunedì mi chiama Sara "Davide, mercoledì 26 avrò l'esito della biopsia. Ci troviamo alle 09.30 nel mio studio, ok?"
"Ok, benissimo" rispondo io. E penso: secondo mercoledì!
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