lunedì 12 giugno 2017

Ossa

Black... vaffanculo!

No, non posso avere altra espressione di fronte a te. Mi hai rovinato uno dei giorni buoni, uno dei giorni più preziosi, uno di quei giorni in cui il mio corpo può finalmente vivere "normalmente" e la mia mente può cerca di pensare serenamente al futuro. Vaffanculo.

Visto che all'ultima chemioterapia mi hanno trovato una neutropenia (presenza di neutrofili, un tipo di globuli bianchi, in quantità insufficiente), Martina mi ha prescritto di iniettarmi sia giovedì che sabato del filgrastim (un principio attivo che stimola il midollo osseo a produrre globuli bianchi in maggior quantità e in minor tempo), indicandomi di assumere del paracetamolo nel caso avessi avuto dolori o febbricola.

Giovedì mi inoculo la sostanza, le ore passano e, tranne una maggior stanchezza e qualche leggero dolore muscolare, tutto fila via liscio. Sabato ripeto l'iniezione e rimango contento: non avverto i sintomi di giovedì, ottimo!

Alla sera ci troviamo con un gruppo di coppie per fare un po' di festa; ad un certo punto inizio ad avvertire male alla fascia lombare... penso si tratti della sedia... soprassiedo; tornato a casa, mi rendo conto che la frequenza con cui il dolore si presenta in modo più acuto sta aumentando. Ok, mi dico, Martina mi aveva avvertito; prendo paracetamolo, vado a letto e sarà finita qua. Col cavolo!

Alle quattro di mattina mi sveglio con un dolore lancinante su tutta la fascia lombare; provo a cercare una posizione che migliori la situazione, invano. Manifesto la sofferenza a Romina. Le viene in mente la fascia con noccioli di ciliegie; la riscalda; avverto beneficio. Dalle quattro alle sette è tutto un continuo "scalda fascia-appoggia fascia" per Romina e "gira fianco dx-gira fianco sx-pancia in su-pancia in giù" con tutte la varianti possibili di posizione delle gambe per me. Riesco a spisolarmi, alle 8 mi alzo, raggiungo la cucina e tutto un tratto mi sembra di essere trafitto da una freccia nella fascia lombare e da un'altra freccia nel petto; respiro bloccato. Non m muovo. Piango dal dolore. Passa. Respiro. Riprendo a camminare. Poco dopo stessa sensazione. Provo a far colazione, poggiandomi sul piano della cucina come facevo qualche anno fa prima dell'intervento di ernia del disco. Quali brutti e tristi ricordi riaffiorano in me... Assumo altra dose di paracetamolo. Rileggo il bugiardino del farmaco. Il sintomo è compatibile con gli effetti comuni collaterali. Con Romina decido che al pronto soccorso ci andrò stasera, voglio provare a resistere.

Provo a distendermi sul divano. Invano. Mi vengono in mente tutte le posizioni antalgiche che mi hanno insegnato. Le provo tutte. Mi accovaccio su me stesso, finalmente riesco a respirare. Il dolore si attutisce. La mattina prosegue tra una posizione e un'altra, alla ricerca di contenere il dolore. Prima di pranzo, vado in bagno. Mi specchio. Impreco contro Black. Cosa vuoi ancora? Perché anche questa sofferenza? Invoco lo Spirito Santo di darmi la resistenza. Piango. Il piatto di "bigoli al torcio" col ragù sarebbe buonissimo, peccato che le fitte non mi lascino stare seduto. Black mi vuole disteso. Torno sul divano. Romina mi porge il buonissimo estratto di succo di lamponi e mela. Lo bevo con fatica.

Continuando a cercare la miglior posizione per resistere, giungono le 17. Mi ricordo del medico del pronto soccorso che mi dette serenità il primo "storico" mercoledì e poi che mi visitò quando ebbi i dolori al petto. Mi aveva lasciato il suo numero di cellulare. Lo chiamo, sperando sia di turno o che comunque io possa parlargli. Ho bisogno di sapere se è normale oppure no. Il suo cellulare squilla. Ok, forse è di turno. Mi risponde. Non ci credo, sono già più sereno. Lo aiuto a ricordarsi del mio caso, basta poco. Mi conferma che è di turno, è un momento di tranquillità e non lo sto affatto disturbando. Gli espongo della neutropenia e dell'inoculazione di filgrastim. Fa due conti e mi dice che la sintomatologia descritta potrebbe coincidere con il picco atteso proprio per le 72 ore successive. Mi invita a stare sereno fino a lunedì sera, quando semmai sarebbe il caso di presentarmi in pronto soccorso, dove sarebbe di turno. Termino la telefonata. Piango perché qualcuno mi ha dato la serenità necessaria per continuare a resistere. Condivido con Romina. Altra dose di paracetamolo. Mi spisolo via.

Al risveglio, rialzandomi, di nuovo la fitta lombare, meno intensa. Provo a camminare per raggiungere il divano. Resto rannicchiato su me stesso. Dopo un po' mi distendo e noto che il dolore è diminuito. Mi alzo, cammino un po'. Non oso crederci. Il dolore è diminuito. Riesco a sedermi sulla poltronciona, non ci posso credere. Ormai è ora di cena, meglio approfittare di questo momento di stasi. Mangiamo. Siamo stupiti: riesco a cenare stando seduto. Il tempo scorre e finalmente il dolore se ne sta andando. Che gioia! Andiamo a letto, finalmente fiduciosi. Dormo tutta la notte tutta d'un fiato. Wow! Stamattina mi sveglio, senza dolore. Non ci credo! Non ci crediamo!

Vado allo specchio, fisso Black: mi hai veramente prostrato ieri, ma non mollo. Vaffanculo Black, muori!

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